domenica 16 febbraio 2014

Inutili sproloqui musicali

Quel disco spiccava tra gli altri nel mobile incastonato del muro. L'ho trovato con piacere, era proprio quello di cui avevo bisogno. Tranquillo, originale, autentico, rilassante, "Let it be Naked", registrato nella fase compositiva dell'ultimo gioiellino dei Beatles, è perfetto da ascoltare sotto la doccia, di mattina. Ho fatto partire la riproduzione dalla nona traccia, che, stando alla copertina, doveva essere "I Me Mine". Vittima del mio proverbiale disordine, non mi ero accorto che in realtà l'album era Dreamland di Robert Plant. 

Così, per puro caso, sono entrato in un'altra dimensione. Il pezzo che stavo ascoltando era una strana versione di "Hey Joe", blues reso celebre da Jimi Hendrix. Irriconoscibile. Un'introduzione di mandolino quasi tribale nella sua ripetitività mi ha cullato nelle onde del sogno. Malinconica, la voce ha iniziato a cantare, quasi parlando, trascinando tutto in un universo distante, onirico. Abbandonatomi a questo lamento mistico, sono stato scosso dai tuoni di chitarra, percussivi, implacabili, inaspettati. Sempre più frequenti, essi culminano in un'esplosione che stravolge il bridge hendrixiano, demolendolo, trasformandolo in una vera e propria tempesta di suoni. Poi, la calma. Ritorna tutto nelle mani del mandolino. Tutto questo si ripete per non so quante volte, sempre creando un'emozione diversa, scuotendomi da parte a parte. Sono in trance. Quando la musica si esaurisce, mi risveglio, intontito. Esco dalla doccia diverso. Nel blando tentativo di tornare nel mondo dei mortali, guardo l'orologio e mi rendo conto di essere in ritardo a scuola. Come non è una scusa valida prof?

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