Per questo racconto dobbiamo chiedere ai gentili lettori di avere
pazienza, poiché dovremo portarli fin nelle viscere della terra solo
per trovare qualcosa che scopriranno essere a loro portata di mano.
Chiediamo quindi anticipatamente scusa a tutti se, anche dopo aver
sopportato la fatica di questo viaggio immaginario, il racconto non
li soddisferà, o la narrazione sembrerà blanda, o il contenuto
risulterà offensivo, o comunque se in qualche modo avremo urtato la
vostra suscettibilità virtuale in qualunque maniera, giacché questo
non è assolutamente il nostro intento.
Ci troviamo, dicevamo, nelle viscere della terra: nel luogo in assoluto
più freddo, brutale e inospitale che ci sia al mondo, e anche in
tutti i posti attorno. Uno di quei luoghi di cui si narra nelle
favole per bambini, nei libri sacri e in simili opere letterarie, che
fanno di solito da casa per lupi, stregoni, spettri, demoni, spiriti,
dei e altre creature fantastiche. Anche questo luogo oscuro e
sgradevole è in effetti abitato da qualcuno: ci si trova difatti un
anziano signore, attempato ma sempre arzillo, unico proprietario di
una prolifica azienda vecchia quasi quanto lui, serio lavoratore,
ambizioso ma sempre attento ai bisogni e ai desideri di tutti. E con
lui vivono tutti i suoi dipendenti, gente seria, impegnata nel
proprio lavoro e pronta a portarlo a fondo a qualunque costo, più
tutta la servitù e i clienti e anche qualche altro strano
personaggio di passaggio. Insomma, questo luogo oscuro e sgradevole è
in realtà uno dei più affollati di tutto il mondo, e il vecchietto
di cui parliamo è uno dei signori più occupati che ci siano. Il suo
nome, nel caso ve lo foste chiesto, è Lucifero, e la sua azienda è
l’Associated Devils Enterprise (ADE), ma
sono entrambi chiamati in molti altri modi: Satana, Belzebù,
Demonio, “lo ‘mperador del doloroso regno” ecc. ecc.. Al tempo
di questo racconto, comunque, il distinto signor Lucifero era nella
sala riunione dell’ADE e aveva convocato i dirigenti più
importanti per un rapporto sull’andamento degli affari. Girava
attorno al grande tavolo al quale erano seduti tutti i dirigenti e
ascoltava, serio in volto, tutto ciò che gli dicevano, annuendo di
tanto in tanto per mostrare la sua approvazione. I suoi sottoposti
invece erano tutti molto nervosi, e non li si può biasimare: avendo
Lucifero com’è noto “tre facce a la sua testa”, è sempre
difficile capire dove bisogna guardarlo quando gli si parla. E la
riunione proseguiva con calma:
Il signor Homon Sal, un vecchio di inequiparabile saggezza, garantiva
che gli umani erano ancora tormentati dai più grandi dubbi
esistenziali, e il suo reparto continuava a sfornare letterati e
filosofi che tenessero l’umanità angosciata dall’assenza di
ideali e valori.
Il dottor A.B.Raham mostrava come prova del disfacimento delle famiglie
mortali un pranzo di Natale in cui ansie, odio e sotterfugi condivano
l’arrosto ed era fiero nell’elencare le famiglie distrutte
quell’anno.
L’egregia e stimata signorina Lilith, assieme alla sua seconda Eva, sostenevano
di prodigarsi perché non ci fosse più traccia di relazioni felici
in tutto il mondo, e Lucifero come sempre encomiava i loro sforzi.
Don Mow Sis era convinto che non vi fosse quasi più nessuno confortato
dalla religione e che il suo reparto aveva ancora il pieno controllo
della Chiesa e delle sue depravazioni.
Joe Shua si assicurava che gli umani continuassero a uccidersi a vicenda
in guerre lunghe e sanguinose, Davide faceva sì che il perdono
restasse solo un’usanza del passato, e così via insomma tutti i
presenti si assicuravano che le cose andassero per il meglio, pardon,
per il peggio tra gli uomini in ogni parte del mondo. Anche il
vicepresidente, un cocco di papà che era antipatico a tutti lì,
persino a Lucifero, ma era stato raccomandato dalla sua famiglia
influente e dunque ricopriva quella carica, anche lui guardava con
soddisfazione come tutto andasse avanti senza il suo intervento:
l’ultima volta che era salito sulla terra aveva fatto un po’ di
casino, quindi ora si limitava a coordinare i vari reparti.
Nonostante tutto andasse a gonfie vele, però, il Grande Capo non
sembrava affatto contento. Continuava a girare e a fare smorfie con
le sue tre bocche, e annuiva solo automaticamente, senza crederci
davvero, come se ci fosse qualcosa che lo disturbasse. Infine saltò
sul tavolo infuriato e gridò: “Basta! Ma insomma! Sono stanco di
vedervi tutti così felici e compiaciuti! Dov’è finita
l’innovazione? Dov’è l’estro artistico? Siamo l’Inferno, non
un vecchio ufficio polveroso e deprimente! Quelle cose lasciatele
agli umani!”
Nessuno fiatò, ovviamente. Persino quello sprovveduto del vicepresidente
riconobbe che stavolta il capo era davvero arrabbiato.
Ci vuole qualcosa di nuovo, qualcosa di grande!” proseguì Lucifero
“Qualcosa che lasci finalmente tutti gli umani senza nessuna
speranza, che li atterri in ogni momento e in ogni luogo e che ci
consenta di intervenire quando e come vogliamo! La Chiesa da sola non
basta, devo inventarmi qualcos’altro. Qualcosa di superiore, che
tenga gli uomini in uno stato di paura perenne, che possa defraudarli
dei loro stessi beni, che non lasci altro scampo che quello di
sottomettersi, che...” si interruppe, folgorato da un’idea
illuminante. Un gran sorriso gli si allargò su tutte e tre i volti e
scrutò con attenzione i suoi sottoposti, chiedendosi che di loro
sarebbe stato adatto all’incarico che aveva in mente. Decise infine
di occuparsene personalmente.
Qualche giorno dopo, in una delle più grandi città degli uomini, tutti si
accalcavano attorno a un nuovo edificio sorto come per mistero
proprio nel mezzo del centro cittadino. L’edificio era grande,
bello, pulito, e faceva davvero un’ottima impressione. I primi che
entrarono si trovarono davanti a un signore un po’ attempato, ma
sorridente e dall’aspetto assai cordiale, che li guardò con
serenità e li salutò tranquillo. Dietro di lui c’era un grande
cartello con su scritto “PD – Partito Democratico”.
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