C’era
una volta un albero. Anzi, per la precisione non si trattava di un
comune albero, ma di un raro esemplare di palma siriana, una specie
rarissima e quasi scomparsa. Anzi, a dirla tutta, la specie è
scomparsa: questo albero di cui vi parlo era proprio l’ultimo
rimasto.
Quest’albero,
insomma, era un albero del tutto particolare, per non dire unico, e
sapeva di esserlo: anzi, non solo lo sapeva, ne aveva la certezza
assoluta! Perché, chiederete voi? Si da il caso che ci fu una volta
(anni orsono) in cui quest’albero stava per essere abbattuto da un
qualche maligno essere a due zampe, senza chioma né foglie e con una
corteccia rosa che solo a guardarla faceva venire ribrezzo, e persino
l’essere sembrava capirlo, visto che l’aveva coperta come meglio
poteva con drappi scuri e austeri. Questo Coso (ché certamente non
sapremmo trovare un modo migliore per definirlo) desiderava togliere
di mezzo il nostro albero in nome di una strana cosa chiamata
“progresso”. La palma aveva fatto ciò che ci si aspetterebbe da
un albero qualsiasi (eccetto forse quei nichilisti dei pini, con
quelle loro teorie rivoluzionarie sull’andare al di là delle
stagioni per diventare un Superalbero che non perda mai le foglie):
aveva pianto con le radici, scosso le foglie al vento, corrugato la
sua corteccia e persino mosso un poco il tronco per protestare e
tentare di salvarsi, ma nonostante ciò lo strano essere era stato
talmente maligno da ignorare totalmente le sue pur così evidenti
proteste. Si era ormai rassegnato a cadere martire per questo signor
Progresso (ed era forse entrata in lui un po’ della folle
consapevolezza dei pini), finché all’improvviso arrivò un’altra
creatura a due zampe, molto simile alla prima ma con una lunga chioma
bionda e arruffata e panni di colori molto più allegri sulla
corteccia rosa, la quale, preso un curioso aggeggio di ferro molto
lungo, si strinse forte contro la palma e iniziò ad agitarsi e a
muoversi con quei suoi strani rami, scuotendo la chioma. I due Cosi
litigarono, o almeno così sembrò all’albero, e mentre lo facevano
questi li studiò meglio per capire che esseri fossero: si convinse
che quello con la chioma doveva essere in qualche modo imparentato
con un faggio, perché aveva due nodi bianchi proprio sotto la
chioma con delle grosse venature rosse che ricordavano proprio le
foglie di quest’albero; l’altro, invece, lo associò a un pino o
a un abete, sia perché lo aveva preso in antipatia sia perché aveva
quei panni molto scuri sopra la corteccia che ricordavano un po’
gli abeti neri delle montagne. Comunque, dopo che ebbe finito di
studiarli, il quasi-abete se ne andò tutto rosso e agitandosi tutto
mentre il quasi-faggio si strinse intorno alla palma come per
abbracciarla e fece di nuovo degli strani versi. Lo aveva appena
salvato! Incredibile! Ma perché? Poteva esserci solo una
spiegazione: egli era tremendamente importante per tutti i
quasi-faggi, anzi, probabilmente per tutti i Cosi con la chioma!
Passarono
diversi anni, la palma crebbe ed ebbe tempo per riflettere su ciò
che era successo. Si convinse sempre di più di essere fondamentale
per i Cosi, tanto più che non arrivò più nessun quasi-abete a
molestarlo e neppure il signor Progresso si fece più sentire. Egli
era sicuro che anche se fosse stato minacciato da qualcos’altro,
fosse anche una di quelle palme impazzite che si facevano saltare in
aria di tanto in tanto, un quasi-faggio sarebbe arrivato e lo avrebbe
protetto e abbracciato di nuovo. Sì, doveva essere così: egli era
ormai invulnerabile da qualunque minaccia, grazie all’aiuto dei
grandi Cosi con la chioma! Gli era talmente grato che ogni volta che
uno di loro passava nelle vicinanze lui lo salutava frusciando
dolcemente le sue foglie e a volte addirittura piegava un poco il
tronco per produrre quello scricchiolio tanto gradito a tutti gli
alberi. Trascorreva così le sue giornate in questa dolce sicurezza
di essere protetto da tutto e da tutti, amando i Cosi per la loro
gentilezza e ringraziando quel beneamato quasi-faggio che ora sentiva
come suo onnipresente protettore che lo avrebbe salvato da ogni cosa:
era, insomma, una palma felice.
Passò
un giorno di lì un contadino con un’ascia che cercava un po’ di
legna per la sua famiglia. Udì un sinistro scricchiolio e si voltò,
trovando davanti a sé una grossa palma. Senza pensarci due volte,
prese in mano la sua scure e in pochi colpi la abbatté, lasciando
solo un largo ceppo sul quale per scherzo incise le parole “Abbasso
il progresso”.
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