martedì 24 gennaio 2017

I becchini.

“Allora, hai finito di scavare?”
“Non ancora. Ci vorrà un mucchio di tempo per seppellire questo dannato coso.”
“Inutile lamentarsi, lo sai. Siamo becchini e questo è un morto. È naturale che finisca così. Anzi, più che naturale direi… Destinale. Sì, è proprio destinale che finisca così.”
“Dì un po’, Gorbaciov, da quant’è che ti sei messo a fare il filosofo?”
“Più o meno da… Mai. I filosofi non si guadagnano da vivere. I becchini invece sì.”
“E allora piantala di dire baggianate e scava la tua parte.”
“Guarda che sei tu quello in ritardo col lavoro.”
“Ma dobbiamo davvero scavare così tanto? Questa fossa è già enorme!”
“Guarda che quello lì era un pezzo grosso. Dì, l’hai mica visto tu il cadavere?”
“No.”
“Nemmeno io, però ho visto la bara. La più grossa che abbiano mai fatto, sicuramente.”
“Quella l’ho vista pure io: era tutta fatta di legnacci diversi, sembrava quella di un vagabondo.”
“E invece ti sbagli, Aristotele! Era un tipo sensazionale, pare. Gentile e disponibile con tutti, simpatico, non troppo aristocratico né troppo volgare, in qualche modo faceva tutti contenti.”
“Eppure l’hanno ammazzato.”
“Eh sì. Brutta storia. Hanno incolpato un gruppo di immigrati, poi. Ma dì, hai finito?”
“Ci sono quasi.”
“E allora perché te ne stai lì a fissare la pala senza fare nulla?”
“Cerco di ricordarmi come avevo iniziato, ma non mi torna in mente.”
“Perché non hai iniziato tu, imbecille. L’ho fatta io la prima parte.”
“Sarà. In fondo è giusto così: io sono un necroforo, e in quanto tale devo essere io a finire.”
“Ecco, bravo. Peccato sia un beccamorto pure io.”
“Non ha importanza. Ho finito, ormai.”
“Sicuro sia abbastanza grande?”
“Diavolo! Anche se non lo fosse, mi rifiuto di riprendere a usare quella vanga, se non per spaccartela sul muso!”
“Va bene, sta’ calmo. Toh, prendi la lapide.”
“Ma manca la data!”
“Come manca la data? Che data?”
“Nascita e morte! Mica possiamo mettere una lapide senza date!”
“E su, metti Sessanta-Duemila, chi vuoi che controlli tanto...”
“Che è, uno muore quindici anni fa e noi lo seppelliamo solo ora?”
“E allora? Ho fatto le mie sepolture migliori con cadaveri già putrescenti, e anche tu.”
“Quando hai ragione hai ragione. Muoviamoci a finire qui e andiamocene, che sta anche per piovere.”
Due ore dopo, a notte fonda, un lugubre raggio di luna piena si faceva strada attraverso gli squarci tra le nubi cariche di pioggia per illuminare, in un piccolo e tetro camposanto, una lapide che recava scritto così:
“QUI GIACE L’ENNESIMA VITTIMA DEL RAZZISMO.
PERSONAGGIO SENSAZIONALE, FONDAMENTALE NELLA VITA DI MOLTI,
DIEDE TUTTO SE’ STESSO PUR DI AIUTARE GLI ALTRI,
SPECIALMENTE I POVERI E I VAGABONDI.
VERRA’ RICORDATO SEMPRE COME
UNA DELLE PIU’ GRANDI FIGURE
DEL SECOLO PASSATO.
R.I.P. AUTOSTOP.”

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